Codice Rosso

Nuovi reati, pene più severe e procedure più rapide in caso di condotte violente ai danni di soggetti deboli. A cura di Federica Tartara

Il 9 agosto 2019 è entrata in vigore la Legge n. 69, denominata “Codice Rosso”, la quale introduce importanti modifiche al codice penale e al codice di procedura penale, con l’obiettivo di predisporre strumenti più celeri ed efficaci in favore delle donne e dei minori vittime di violenza domestica e di genere.

Modifiche al codice penale
Le novità apportate al codice penale sono principalmente due: l’introduzione di nuove figure di reati e l’inasprimento delle pene per alcuni reati già esistenti. Per quanto riguarda questo secondo profilo, gli aumenti di pena riguardano i reati di:
Maltrattamenti contro familiari e conviventi (art. 572 c.p.), oggi puniti con la pena della reclusione da 3 a 7 anni (prima da 2 anni a 6 anni);
stalking (art. 612 bis c.p.), oggi punito con la pena della reclusione da 1 anno a 6 anni e 6 mesi (prima da 6 mesi a 5 anni);
Violenza sessuale (art. 609 bis c.p.), oggi punito con la pena della reclusione da 6 a 12 anni (prima da 5 a 10 anni).
La Legge 69/2019, inoltre, ha introdotto un’ulteriore circostanza aggravante relativa ai casi in cui gli atti sessuali siano avvenuti con minori degli anni quattordici, in cambio di denaro o qualsiasi altra utilità, anche sotto forma di mera promessa. In questi casi la pena sarà aumentata fino ad un terzo.
Ulteriore modifica inerente il reato di cui all’art. 609 bis c.p. attiene al termine per sporgere querela, esteso da 6 a 12 mesi;
Violenza sessuale di gruppo (art. 609 octies c.p.), oggi punito con la pena della reclusione da 8 a 14 anni (prima da 6 a 12 anni).


Le nuove ipotesi delittuose introdotte con la Legge 69/19 sono:
Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti senza il consenso della persona ripresa (art. 612 ter c.p.), il cd. revenge porn, punito con la reclusione da 1 a 6 anni e con la multa da 5.000,00 a 15.000,00 euro.
Il reato punisce chiunque diffonda, consegni, ceda, invii o pubblichi foto o video a contenuto sessuale, senza il consenso della persona ritratta.
La pena è aumentata nei casi in cui l’autore del fatto sia un coniuge, compagno/a o, più in generale, qualsiasi persona legata in passato da relazione affettiva alla persona offesa, oppure se il fatto venga compiuto mediamente strumenti informatici o telematici.
Deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso (art. 583 quinques c.p.). Per questa nuova ipotesi di reato la pena è della reclusione da 8 a 14 anni, tuttavia, se lo sfregio causa la morte della persona la pena è l’ergastolo.
E’ prevista l’interdizione perpetua da qualsiasi ufficio relativo alla tutela, curatela, amministrazione di sostegno.
Costrizione o induzione al matrimonio (art. 558 bis c.p.). Con questa ipotesi di reato è punita con la reclusione da 1 a 5 anni la condotta di colui che induce un altro soggetto a contrarre matrimonio usando violenza, minaccia o approfittando di un’inferiorità psichica-fisica, oppure per motivi religiosi.
La pena è da 2 a 6 anni di reclusione se è coinvolto un soggetto di minore età e, nei casi in cui il minore è il soggetto danneggiato, la pena è aumentata della metà.
Violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa (art. 387 bis c.p.). Quest’ultima figura di delitto è una novità assoluta in quanto, sino ad ora, solo la violazione delle misure privative della libertà personale costituivano ex se un reato.

Ulteriore novità della Legge 69/19 riguarda la concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena che, nei casi di condanna per i delitti di cui agli articoli 572, 609 bis, 609 ter, 609 quater, 609 quinquies, 609 octies e 612 bis, nonché agli articoli 582 e 583 quinquies nelle ipotesi aggravate ai sensi degli articoli 576, primo comma, numeri 2, 5 e 5.1, e 577, primo comma, numero 1, e secondo comma, è subordinata alla partecipazione del condannato a specifici percorsi di recupero presso enti o associazioni che si occupano di prevenzione, assistenza psicologica e recupero di soggetti condannati per i medesimi reati.
In questi termini, la nuova legge non si limita, infatti, ad introdurre nuovi reati e nuovi strumenti più efficaci in favore delle vittime di violenza domestica o di genere, ma estende la sua operatività anche al recupero degli autori di tali reati.

Modifiche al codice di procedura penale
Tra le principali novità al codice di rito si registrano una serie di interventi volti a garantire maggiore celerità all’instaurazione del procedimento penale e, di conseguenza, all’adozione di eventuali provvedimenti cautelari a tutela delle vittime di alcuni specifici reati.
Infatti, nelle ipotesi in cui si procede per i delitti di violenza domestica o di genere, la legge 69/2019 impone alle forze dell’ordine l’onere di comunicare immediatamente - anche oralmente - la notizia di reato al pubblico ministero il quale, a sua volta, dovrà assumere informazioni direttamente dalla persona offesa o da chi ha presentato denuncia, querela o istanza, entro il termine di tre giorni dalla iscrizione della notizia di reato. Il predetto termine può non essere rispettato solo nei casi in cui sussistano imprescindibili esigenze di tutela dei minori o della riservatezza delle indagini nell’interesse della persona offesa.
Ulteriore innovazione, sempre volta a garantire l’immediata instaurazione del procedimento penale, riguarda gli atti di indagine delegati dal pubblico ministero alla polizia giudiziaria, i quali dovranno avvenire “senza ritardo” ed essere messi a disposizione “il prima possibile” al pubblico ministero.
A queste novità, si aggiunge la necessità di una formazione specifica tra gli operatori della Polizia di Stato, dell’arma dei Carabinieri e della Polizia Penitenziaria, volta a fornire conoscenze peculiari in materia.
È evidente che le novità introdotte con la legge n. 69/2019 per essere concretamente attuate necessiterebbero di un investimento economico dello Stato nel comparto della giustizia, in particolare nella formazione degli operatori i quali dovranno essere in grado, innanzitutto, di individuare e selezionare le condotte denunciate per portarle all’attenzione della magistratura, ovvero, per intervenire d’urgenza. A questo proposito lascia piuttosto perplessi l’ultimo articolo della legge secondo il quale: “dall’attuazione delle disposizioni di cui alla presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le amministrazioni interessate provvedono ai relativi adempimenti con le risorse umane, strumentali e finanziari disponibili a legislazione vigente”.


 
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